lunedì 7 dicembre 2015

ZUCCHERO BIANCO VS ZUCCHERO DI CANNA: QUALE SCEGLIERE?

Rubrica: Sfatiamo i Falsi Miti




Lo zucchero bianco è più calorico e meno salutare dello zucchero di canna?
E' luogo comune, a ragione di una sempre maggiore sensibilizzazione riguardo ad una sana e corretta alimentazione, che lo zucchero di canna sia meno calorico e più sano di quello bianco.
Sfatiamo questo mito!
Iniziamo col dire che lo zucchero bianco e quello di canna hanno lo stesso quantitativo calorico, le stesse caratteristiche organolettiche e le stesse proprietà nutrizionali: lo zucchero bianco è composto per il 100% da saccarosio, mentre lo zucchero di canna è composto per il 98% da saccarosio e per il restante 2% da melassa, ossia la parte in cui sono contenute le vitamine e i sali minerali. Si tratta però di una percentuale minima che non apporta nessun tipo di beneficio.
L'unica diversità tra i due tipi di zucchero si trova nel modo di lavorazione.
Lo zucchero bianco viene ottenuto dalle canne delle barbabietole che vengono private delle foglie e delle cime e che vengono a loro volta sottoposte a spremitura, poi vengono riscaldate e poi vengono fatte evaporare, e questo procedimento porta alla formazione dei cristalli. In un secondo momento si passa alla purificazione con il diossido di zolfo per lo sbiancamento e spesso, una gran parte di questa sostanza, rimane nello zucchero.
Lo zucchero di canna  viene sottoposto allo stesso processo di lavorazione e di raffinazione dello zucchero bianco ad eccezione della purificazione e quindi dello sbiancamento anche se spesso, per conferire il colore bruno allo zucchero, vengono aggiunti dei coloranti.
Quindi tra i due tipi di zucchero non vi è alcuna differenza considerevole e valida per il benessere della nostra salute!

giovedì 26 novembre 2015

IL NUOTO, UN ALLEATO PER LA SCHIENA?

Rubrica: Parola ai Nostri Esperti




Sul binomio nuoto-schiena, anzi, nuoto-mal di schiena, se ne è discusso tanto e tante sono le teorie, peraltro non concordi tra loro.
Bisogna prima di tutto precisare che l’uomo non è stato affatto progettato per vivere e spostarsi in acqua, ergo, tutto ciò che viene effettuato in un ambiente che non presuppone la classica camminata per andare da un punto A ad un punto B, ma il procedimento in posizione orizzontale in un liquido, può provocare scompensi.
Appunto, “potrebbe ” ma non necessariamente.
La precisazione è importante in quanto è la chiave di tutto.
Il nuoto fa bene,come tutte le attività fisiche, se praticato a livello amatoriale e in ogni caso, dopo aver effettuato un adeguato corso.
Bisogna innanzi tutto imparare a nuotare e ciò significa imparare completamente le respirazioni e le pause tra esse, imparare il rilassamento in acqua e la tecnica di nuotata. Senza questi insegnamenti si avranno conseguenze negative come affaticamento e posture scorrette.
Andiamo per gradi.
Imparare a nuotare non significa solo apprendere il gesto tecnico degli arti superiori o degli arti inferiori, significa trovare il giusto compromesso tra la nostra forma anatomica in acqua e la minor resistenza che il nostro corpo dovrà avere per poter avanzare senza eccessivi affaticamenti. Una volta fatto questo ci si può dedicare al benessere fisico impostando esercizi e nuotate complete in modo da avere migliorie sia muscolari che respiratorie.
La nostra schiena troverà giovamento se nuoteremo il crawl ed il dorso in modo rilassato e simmetrico, anche con l’ausilio di attrezzature facilitati . Avere una posizione prona in acqua provoca certamente un sovraccarico lombare accentuato dal fatto che spesso si utilizza la tavoletta solo con la testa fuori dall’acqua. Tavoletta si, ma con parsimonia, nel senso che la si potrebbe adoperare per tempi non continui, per esempio una vasca ogni quattro vasche di stile completo. Effettuare le respirazioni ponendo la faccia completamente in acqua per alcuni secondi e prendendo aria alzando la testa solo per pochi istanti, il tempo di un’inspirazione. Nell’atto dell’espirazione, subacquea, rilassare la muscolatura del collo il più possibile. Questo comporterà un carico lombare e dorsale adeguato e non eccessivo.
Spesso si nuota il crawl, o lo stile rana guardando in avanti nelle fasi subacquee. Anche questo è dannoso per la nostra amata schiena. Se mentre si avanza si guarda in avanti, si obbliga la parte inferiore del corpo a non rimanere agevolmente in posizione orizzontale e, di conseguenza,apportando una modifica alla postura cercando di tenere in alto gambe e glutei, si tende ad inarcare la schiena, con evidenti e fastidiosi dolori lombari. E' importante tenere sotto controllo anche la rigidità muscolare: una nuotata rigida ci “appesantisce” e faremo più fatica nei movimenti e nella respirazione.
Un discorso a parte si deve fare nel caso si abbiano patologie particolari, quali ernie, protusioni, patologie della colonna vertebrale. In tal caso è bene evitare un carico eccessivo alla schiena.
In definitiva il nuoto fa bene alla schiena se praticato in modo corretto seguendo sempre i consigli di un istruttore di nuoto qualificato.



A cura di Marco Montalto
Istruttore di nuoto
Allievo istruttore Jeet Kune Do
Allievo istruttore Krav Maga

giovedì 19 novembre 2015

LE ARANCE: DALLA VITAMINA C ALLO SCORBUTO

Rubrica: Alimentazione e sport
Athlon Blog





Le numerose forme di malattie da insufficiente apporto alimentare, che possono essere classificate in base all’ apporto calorico globale o, in modo più pertinente, ai principi alimentari carenti (m. proteica, m. glicidica, m. lipidica ecc.), comprendono non solo le classiche malattie da carenza (pellagra, scorbuto, beriberi, rachitismo, kwashiorkor), ma anche forme clinicamente silenti, talora non facilmente rivelabili anche biochimicamente, che tuttavia possono indebolire le difese organiche, provocando malessere vago, astenia fisica e psichica.
In passato spesso queste malattie erano difficilmente diagnosticabili.
Il quadro clinico è conseguentemente multiforme, con manifestazioni assai diverse a seconda del tipo di carenza in causa, della durata e della gravità di essa, dell’età del soggetto ecc..
Dal punto di vista sociale le malattie da carenza hanno rappresentato e rappresentano un problema di enorme importanza: si calcola che quasi i 3/5 dell’umanità soffra di uno stato di malattie più o meno grave, dovuto all’ indigenza di intere popolazioni.

GLI AGRUMI E LE ARANCE

Abbondanza, ricchezza, fecondità: sono queste le immagini da sempre associate agli agrumi, i “pomi d’oro”, i doni generosi degli dei e della natura.
Frutto solare simbolo di luce dorata e di opulenza, è stato scelto nei secoli come emblema del Carnevale . Per tutta l’epoca moderna in Europa occidentale, almeno fino alla fine dell’Ottocento, le arance sono simboli di ricchezza e tempi fausti.
Come frutti di lusso, contrariamente a mele o prugne, ordinari e popolari, accompagnavano le occasioni di festa.
Servite nei matrimoni e nei banchetti, si assaporavano arance anche a teatro.
Nel secolo scorso i bambini sognavano tutto l’anno di ricevere in regalo a Natale o a Epifania, dalla Befana, un’arancia, dono prezioso e profumato. La maggior parte di loro non sapeva che sapore avesse e neppure se avrebbe avuto mai il coraggio di mangiare questo frutto aureo, quasi magico.
L'arancia resta un simbolo di speranza per il prigioniero, al quale ne vengono portate in carcere, è "salute", come dice la pubblicità, e contiene vitamina C e sali minerali in quantità sufficiente per tutta la giornata.

Ma qual è la loro origine? Quali strade hanno percorso per giungere sino a noi?

In Malesia l'arancia è strettamente collegata al primo peccato di gola: secondo alcuni l'arancia è il vero frutto responsabile del peccato originale, invece della mela.
Gli italiani chiamano agrumi (dal latino parlato acrumen, derivato da acrum, aspro) tutta una famiglia di frutti, i citri, che comprendono un gran numero di fratelli, sorelle, cugini e cugine dell'arancia: cedro, pompelmo, mandarino.
Furono introdotti in Europa dopo le conquiste indiane di Alessandro Magno.
Se l’ebraismo è responsabile della diffusione mediterranea dei cedri, l’Islam stabilì un’importante testa di ponte per la coltivazione degli agrumi nella Penisola Iberica.
Nel suo periplo, l'arancia era stata preceduta dal cedro, tanto è antico.
I cinesi lo conoscevano già nel IV millennio! Oltre ad essere coltivato a Nippur, capitale religiosa dei Sumeri, Simon Maccabeo, primo re della Giudea indipendente, lo scelse come simbolo per la sua moneta, coniata nel 142 a.c.
Oggi, sul pianeta si coltiva un miliardo di alberi di agrumi.
La produzione mondiale di frutti è prossima ai 100 milioni di tonnellate.
La durata della vita di un albero di agrumi è di un secolo circa.
Ogni primavera, un albero di agrumi, produce fino a 60.000 fiori, e solo l’1% svilupperà un frutto.
Un’arancia navel di circa 125 g contiene 75 mg di vitamina C.
 L’agrumicoltura in Florida è un’industria da nove miliardi di dollari.
Florida e Brasile producono il 90% del succo d’arancia.


LA RICETTA DELLO CHEF
Risotto alle arance

Ingredienti per 2 persone

100 g di riso Arborio
2 arance
1 scalogno
¼ di cipolla
Acqua 1l ca.
Parmigiano q.b.
Pepe q.b.
Sale q.b.
Olio q.b.

Preparazione

Il risotto all’arancia è un piatto davvero gustoso e dal sapore diverso dal solito. Solitamente però, tra burro e formaggio spalmabile, viene preparato in modo non adatto a chi segue un’alimentazione sana.
Ecco una versione light ma ugualmente deliziosa.

Per prima cosa bisogna grattare la scorza di mezza arancia e spremere il succo di 2 arance.
Una volta spremuto il succo, nel filtro dello spremiagrumi rimarrà della polpa, prendiamone un cucchiaio scarso e teniamolo da parte.
Tritiamo finemente lo scalogno e la cipolla e mettiamoli a soffriggere con un filo d’olio.
Nel frattempo mettiamo a bollire circa un litro di acqua.
Non appena la cipolla e lo scalogno si imbiondiscono aggiungiamo la polpa e la scorza di arancia.
Se gradite potete tenerne un po’ da parte per decorare il piatto ma considerate che la scorza ha un sapore molto forte quindi aggiungerla a crudo alla fine potrebbe non piacere a tutti.
Lasciamo soffriggere il tutto per un minuto e aggiungiamo il riso, facciamolo tostare rigirando di tanto in tanto. Quando il riso si è tostato aggiungiamo circa metà del succo di arancia, lasciamo evaporare a fiamma viva.
Una volta che il succo si è addensato abbassiamo la fiamma e aggiungiamo un po’ di acqua che nel frattempo avrà raggiunto il bollore.
Aggiustiamo di sale e pepe.
 Lasciamo cuocere per 15-20 minuti controllando sempre il risotto.
Quando comincia ad asciugarsi aggiungiamo un po’ di succo di arancia dopo uno o due minuti altra acqua bollente.
Quando ha raggiunto la cottura spolveriamo di parmigiano e facciamo mantecare pochi minuti.



A cura di Federico Oteri
Biologo - Nutrizionista

lunedì 9 novembre 2015

PER DIMAGRIRE BISOGNA ALLENARSI PER ORE INTERE

Rubrica: Sfatiamo i Falsi Miti


Per chi ha poco tempo a disposizione o per chi semplicemente vuole degli allenamenti che diano soddisfazione ma senza trascorrere ore in palestra, sono stati studiati dei protocolli di allenamento che prevedono obiettivi specifici (come il dimagrimento) che consentono di raggiungere i risultati sperati attraverso un allenamento concentrato, breve ma intenso.
Questi protocolli sono corti, veloci ed efficaci per dimagrire seguendo una programmazione corretta e strutturata.
Durante un allenamento ad alta intensità infatti l'attività metabolica e il dispendio calorico non ritornano immediatamente ai livelli di riposo, ma rimangono elevati per un tempo più o meno lungo in base all'intensità e alla durata dell'attività svolta.
Pertanto, al termine dello sforzo il corpo continua a richiedere ossigeno ad un tasso superiore rispetto ai valori basali e si crea quello che viene chiamato effetto EPOC.
L'effetto EPOC quindi, generato dall’accelerazione metabolica creata dall'allenamento ad alta intensità fa si che il corpo continui a bruciare ulteriori calorie su un periodo che può arrivare fino alle 24 ore successive all’ esercizio. Ovviamente per ottenere uno stimolo modificante bisogna procedere con una tabella di allenamento precisa e che duri almeno 8 settimane.
Questo ci permette di creare un'alternativa al classico lavoro aerobico lungo/lento, consentendoci di poter raggiungere obiettivi ottimi in fatto di dimagrimento.
Non e' necessario allenarsi tutti i giorni per quattro o cinque ore di seguito ma possiamo alternare allenamenti brevi, intensi e costanti ad allenamenti aerobici lunghi classici, ovviamente ricordandoci di seguire sempre una dieta sana ed equilibrata.


martedì 27 ottobre 2015

L'UVA: MIRACOLO DELLA NATURA

Rubrica: Alimentazione e sport
Athlon Blog



Si dice che la lista delle proprietà medicamentose ascritte all'uva sia tanto lunga quante sono le sue varietà.
In effetti, proprio per la peculiare composizione nutrizionale e chimica, l'uva viene sfruttata nel settore alimentare, fitoterapico e cosmetico.
Gli Egizi la coltivavano già 6000 anni fa: è la vite che insieme all’ulivo è la pianta che rappresenta al meglio la nostra tradizione mediterranea.
Se gran parte della sua popolarità è dovuta al vino che ne deriva non dobbiamo però sottovalutare le sue eccezionali proprietà nutrizionali.

Analisi nutrizionale

100 grammi d'uva fresca apportano all'incirca 61 Kcal: l'acqua ne costituisce una quantità abbondante (80,3% ca.); i carboidrati (soprattutto fruttosio e glucosio) sono stimati attorno al 15,6%; le fibre ammontano all'1,5%; le proteine allo 0,5% ed i grassi, pochissimi, costituiscono solamente lo 0,1%.
Come intuibile dalla cospicua quantità di zuccheri, il consumo d'uva è sconsigliato ai diabetici.
L'uva è ricca in sali minerali, in particolare potassio (192 mg/100g). Presenti, seppur in quantità meno importanti, anche manganese, rame, fosforo e ferro.
Tra le vitamine dell'uva non possono mancare la C (6 mg %), la B1, la B2, PP ed A.


Proprietà dell'uva

Per dare un'immediata idea circa l'importanza fitoterapica dell'uva, basta paragonare ogni suo acino ed ogni sua foglia ad una mini-farmacia!
L'uva, infatti, è dissetante e purificante e nel contempo nutriente, energetica e miniera di virtù terapeutiche. Come abbiamo visto, per il cospicuo apporto zuccherino, l'uva viene sconsigliata ai diabetici.
Inoltre il consumo d'uva non è adatto ai bambini, specialmente al di sotto del quarto anno d'età, a causa dell'elevato contenuto in cellulosa (buccia), responsabile di una possibile digestione difficoltosa.
In generale, l'uva trova impiego soprattutto nelle manifestazioni cliniche e funzionali del sistema venoso (emorroidi, fragilità capillare ed insufficienza venosa degli arti inferiori), nel trattamento della flebite, e come rimedio naturale alle emorragie (per le proprietà astringenti) e ai disturbi legati alla menopausa (specie in sinergia con altre droghe vasculotrope).
La linfa fresca, opportunamente diluita, funge da collirio ed è utilizzata anche per trattare porri e verruche.
Gli antocianosidi esercitano attività angioprotettrici: diminuiscono la permeabilità dei capillari e ne aumentano la resistenza.
Le procianidine esercitano un effetto antimutageno (correlato all'attività antiossidante), utile per prevenire l'invecchiamento cutaneo e le patologie a carattere cronico- degenerativo.
In analogo modo le procianidine esercitano una blanda inibizione enzimatica, favoriscono il corretto funzionamento del sistema periferico vascolare e, da ultimo, vantano buone potenzialità migliorative a livello oftalmico.
L'olio di vinaccioli è ricco in acidi grassi polinsaturi e di conseguenza, esercita un' azione lassativa (lubrificante) ed ipocolesterolemizzante.
Surrogato dell'olio di mandorle dolci, per uso esterno espleta proprietà per lo più emollienti; l'olio di vinaccioli, associato agli antocianosidi delle foglie concorre all'azione vasoprotettrice, donando elasticità alla pelle (capacità di stabilizzare elastina e collagene).
Le proantocianidine sono contenute soprattutto nei semi dell'uva purpurea: queste esercitano proprietà fortemente antiossidanti, perciò utili come coadiuvante delle terapie chemio nei malati di cancro (in particolare nell' attenuazione degli effetti collaterali).
Il resveratrolo è un composto stilbenico riscontrato in particolare nelle radici di vite. Questa sostanza è utile nella prevenzione dalle malattie cardiovascolari, poiché migliora la fluidità del sangue, diminuendo pertanto il rischio di eventuale aggregazione piastrinica.
Inoltre, il resveratrolo dell'uva esercita proprietà antinfiammatorie ed ipocolesterolemizzanti.
I polifenoli contribuiscono a mantenere elastica la pelle, contrastando la degradazione di collagene ed elastina e inoltre favoriscono l'inibizione dell'ossidazione delle LDL.
I sali minerali contenuti nell'uva sono utili per la formazione dell'emoglobina, per stimolare la secrezione della bile e per favorire la digestione; inoltre, i sali minerali fungono da diuretico (potassio) e rimineralizzante.
Le vitamine espletano proprietà antiossidanti e vitaminizzanti.


LA RICETTA DELLO CHEF
Torta della vendemmia

La torta della vendemmia è  una torta d'uva costituita da una morbida pasta con dentro molti acini di uva.
Questa torta è piuttosto leggera ed è quindi adatta per i bambini a colazione o per delle dolci merende ma anche per il pranzo fuori casa di grandi e piccini.


Ingredienti:

2 uova
135 gr di zucchero
60 gr di burro
6 cl. di olio d’oliva extra vergine dal gusto molto delicato
8 cl. di latte intero
200 gr di farina
300 gr. (peso netto) di uva con acini piccoli
la buccia grattugiata di un limone e di un arancio (da agricoltura biologica)
1 bustina di lievito in polvere per dolci
1 pizzico di sale
1 bustina di vanillina
burro e farina per la teglia
zucchero a velo q.b.


Preparazione:

Preriscaldate il forno a 175 gradi.
Imburrate e infarinate una teglia a cerniera apribile di 23 cm. di diametro e mettetela da parte.
Sbattete le uova e lo zucchero con uno sbattitore elettrico fino a che diventeranno un composto biancastro e soffice (circa 3 minuti).
Unitevi il burro morbido a pezzetti, il latte e l’olio d'oliva e sbattete fino a che tutto sarà ben amalgamato.
Passate la farina al setaccio assieme al lievito, al sale e alla vanillina.
Unitevi le bucce grattugiate degli agrumi e mescolate in modo che si infarinino.
Aggiungete il miscuglio farinoso al composto di uva un cucchiaio alla volta, mescolando con un cucchiaio di legno e poi sbattete ancora con il frullatore.
Lasciate riposare l’impasto per una decina di minuti per permettere alla farina di assorbire il liquido.
Unite ¾ degli acini d’uva all'impasto e poi versatelo nella teglia pronta.
Infornate e cuocete per 15 minuti, togliete dal forno e distribuite sopra l'uva rimasta.
Terminate di cuocere la torta per circa altri 40 minuti.
Togliete la torta dal forno, lasciatela riposare 10 minuti, poi passate un coltello lungo i bordi e aprite la cerniera della torta, ma non rimuovete il fondo.
Servite con spolverata di zucchero a velo, a temperatura ambiente.


A cura di Federico Oteri
Biologo - Nutrizionista


lunedì 19 ottobre 2015

MENS SANA IN CORPORE SANO: LO SPORT AI TEMPI DEI NOSTRI ANTENATI

Rubrica: Parola ai Nostri Esperti


Nei tempi antichi lo sport era parte integrante della cultura umana che coltivava l'armonia tra l'eccellenza della mente e quella del corpo.
“Mens sana in corpore sano”, diceva il poeta latino Giovenale ( I secolo d.C.) nei suoi scritti, ma l'importanza dello sport ha radici ancora più antiche.
Riferimenti allo sport, all'allenamento e alla pratica di attività fisiche giornaliere sono presenti già durante le antiche civiltà della Siria, dell'Egitto, della Macedonia e della Mesopotamia.
Le fonti letterarie e pittoriche scoperte nelle regioni della Mesopotamia dimostrano che lo sport era praticato già nel 3000 a.C, infatti i rilievi e i vasi trovati nelle tombe dei reali testimoniano che la società di quel periodo aveva una lunga tradizione sportiva, con eventi che si tenevano con regolarità, probabilmente con la partecipazione della nobiltà a anche dei re.
In Egitto, le guardie del Faraone, erano solite intrattenersi in incontri di pugilato, ben documentati da geroglifici tombali e sempre, testimoni le pitture e le incisioni pervenute negli anni, ci mostrano giovani atti alla corsa, all'atletica e alla lotta.
Nell'Antica Grecia lo sport assume un ruolo notevolmente rilevante nella società e nella cultura.
L'importanza delle manifestazioni sportive è testimoniata dal fatto che i greci costituirono il loro calendario prendendo come inizio l'anno della prima Olimpiade, 776 a.C, e organizzarono le olimpiadi per più di 1000 anni (la leggenda dice che fu Ercole a fondare i giochi sacri di Olimpia in segno di ringraziamento a Zeus, dopo aver superato la sua settima delle dodici fatiche previste).
Lo sport era, come la guerra, l'attività per eccellenza degli aristocratici e dei liberi cittadini i quali profondevano il massimo impegno negli agoni (gare), non per il premio attribuito ai vincitori ma per l'onore e la gloria che a loro spettavano.
Nonostante la storiografia e le pubblicazioni si concentrino quasi esclusivamente su Olimpia, in epoca classica le manifestazioni sportive che riunivano l’intera grecità erano quattro: i Giochi Olimpici, dedicati a Zeus con cadenza quadriennale, che si tenevano a Olimpia; i Giochi Pitici che si svolgevano ogni quattro anni a Delfi, dedicati ad Apollo; i Giochi Istmici, con cadenza biennale, dedicati a Poseidone e i Giochi di Nemea in onore di Zeus anch’essi biennali.
Per permettere ai pellegrini di accedere al sito e ai militari di prendere parte ai giochi olimpici, gli araldi proclamavano, per un periodo che si ritiene essere di tre o quattro mesi, l' Ekecheiria, la tregua sacra, ossia la sospensione delle guerre in corso.
Le principali competizioni che si svolgevano durante i giochi erano la corsa, il salto,i lanci, il pentathlon( che prevedeva una gara di corsa, il salto, il lancio del disco, il lancio del giavellotto e il pancrazio, ovvero la lotta)e poi vi erano anche il pugilato e le gare ippiche.
Per sottolineare ancora di più l'importanza dello sport bisogna ricordare che alla corsa potevano prendere parte anche le donne anche se solo durante l' Heraria, la festa in onore della dea Era.
Andando avanti nel tempo e precisamente nel Medioevo, l'istruzione cavalleresca favorì la prosperazione dell'idea olimpica in modo da poterla trasmettere anche ai posteri.
Infatti la cavalleria mantenne intatti i caratteri peculiari dell'olimpismo greco.
Ricordiamo che nell'educazione cavalleresca rientrano le sette perfezioni cavalleresche e quattro di queste si riferivano all'abilità nell'equitazione, nel nuoto, nel pugilato e nel tiro.
Il cavaliere inoltre mostrava il proprio valore e la propria forza non solo in battaglia ma anche nel torneo, considerato il grande sport del Medioevo.
I tornei nacquero per l'allenamento fisico e militare dei nobili nei periodi invernali. L'occupazione principale dei nobili nel medioevo erano le campagne militari, che si tenevano, tranne rari casi, nei mesi caldi. In quelli freddi gli eserciti venivano sciolti e per alcuni periodi il freddo impediva anche di occuparsi della caccia. Ciò causava un infiacchimento del fisico e dei riflessi e la soluzione venne trovata nell'organizzare battaglie simulate, ossia nei tornei. Tra le altre attività che venivano praticate in questo periodo ricordiamo la quintana, gioco di origine cavalleresca che costituì il maggior divertimento del vassallo nel giorno del proprio matrimonio, la lotta, il salto in lungo e in alto, il lancio della pietra, uno sport praticato ancora al giorno d'oggi nel sud della Spagna.
Oggi sappiamo che muoversi, praticare un'attività sportiva è importante per il nostro benessere fisico e mentale. La storia dimostra come questo principio fosse già ben chiaro anche quando ancora non erano conosciute le reali potenzialità fisiche e il funzionamento del nostro corpo.

lunedì 5 ottobre 2015

ELETTROSTIMOLATORE COME SOSTITUTO DELLA PALESTRA

Rubrica: Sfatiamo i Falsi Miti


 

Sfatiamo questo mito!

La mancanza di tempo e la pubblicità sempre più accanita ci porta a credere che per tenersi in forma basti rimanere comodamente seduti sul divano di casa senza doversi sottoporre al minimo sforzo fisico.
È infatti opinione comune che l'impiego di un elettrostimolatore possa sostituirsi ad un allenamento in palestra riducendo quindi il lavoro e ottenendo i risultati sperati nel minor tempo possibile.
Per poter comprendere il funzionamento dell' elettrostimolatore occorre sapere come funziona la contrazione muscolare.
Per potersi accorciare il muscolo necessita di una appropriata corrente che, generata a livello del SNC (sistema nervoso centrale), attraversa le vie nervose motorie per giungere sino al motoneurone muscolare che è l’ultimo recettore del segnale elettrico nervoso.
A livello del muscolo, quindi localmente, si trova la placca motrice che trasforma il segnale elettrico in segnale chimico, ed è l’unico punto correttamente elettrostimolabile dall’esterno.
Un elettrostimolatore avrà lo scopo di trasmettere proprio alle placche motrici un segnale di corrente modulato in maniera tale che possa essere riconosciuto dalla placca fornendo un' elettrostimolazione superficiale, contravvenendo alle principali regole di adattamento fisiologico della muscolatura.
Da ciò si evince quindi che per apportare uno stimolo allenante al sistema muscolare è necessario l'intervento del sistema nervoso che produrrà in maniera profonda delle modificazioni durature nel tempo a differenza di quelle superficiali e momentanee prodotte dall' elettrostimolatore.
Inoltre il suo impiego non consente di sollecitare in modo sinergico la muscolatura, ma coinvolge esclusivamente i singoli distretti muscolari dove viene applicato l'elettrodo,sottoponendolo quindi a sessioni di elettrostimolazione tutt'altro che rilassanti poiché i tempi della seduta sono molto elevati oltre che a porre
un'altro grande limite al concetto di reclutamento delle catene muscolari.
Possiamo concludere quindi dicendo che gli elettrostimolatori sono utili se considerati come un' integrazione all'allenamento ma non come dei sostituti.
Sono infine di possibile utilizzo su chi abbia subito infortuni, quindi nel processo di post riabilitazione per accelerare i tempi di recupero, ma devono comunque considerarsi un metodo integrativo.